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giovedì, 06 aprile 2006

BAMBOLE GONFIABILI E VITA QUOTIDIANA: LA CURIOSA RICERCA DI ELENA DORFMAN.

I giovani abbandonano la coppia? i giovani tornano alla coppia! Non ci sono storie. In queste nuove generazioni, e nelle generazioni con più esperienza, ma che hanno saputo prendere da figli e nipoti le novità tecnologiche più esaltanti, alberga un forte sentimento di unione, di continuità, di istituzione di un gruppo, un nido, una famiglia, per quanto un po’ debole sul dialogo magari, ma comunque sempre l’unione di due persone che si tengono compagnia. Nonostante il sostanziale silenzio immobile di uno dei due elementi. Certo che se stiamo a sottilizzare! E il mutismo no, e i capelli di plastica no. Qui non vi va bene niente. Nella vita bisogna accontentarsi.

Volenti o nolenti, appassionati o semplici curiosi, non c’è dubbio che l’universo delle “love dolls”, più comunemente “bambole gonfiabili” stuzzichi la curiosità generale.
E se le Realdoll sono ormai diventate la pietra di paragone in termini di verosimiglianza – tanto da essere persino le protagoniste di un film porno – il desiderio di amore gonfiabile ha varcato anche i confini del buon gusto.
Negli ultimi tempi infatti, per soddisfare forse feticismi estremi, sono apparsi modelli trasparenti o che si illuminano al buio, mentre i soggetti riprodotti vanno da alieni a zombie passando per una nutrita varietà di animali come mucche e pecore.
Ce n’è insomma per tutti i gusti.
Quello che rimane tuttavia oscuro è che fine facciano le bambole una volta uscite dal negozio. O meglio, la fine la si può immaginare, quello che è più difficile capire è quali siano le motivazioni che spingono a un acquisto del genere.
Per rispondere a questo interrogativo la fotografa Elena Dorfman ha realizzato una mostra, “Still lovers”, incentrata proprio sulla relazione fra essere umani e bambole gonfiabili.
Relazione sì, visto che secondo la Dorfman l’aspetto più interessante non è tanto quello sessuale ma quello riguardante la vita quotidiana.
Quella domestica è infatti la dimensione più inquietante di questo strano genere di rapporto.
Alcuni dei protagonisti delle fotografie infatti, son soliti guardare la televisione tenendo la mano della loro “bella” o sedersi abitualmente in giardino fianco a fianco col proprio bene siliconico, mentre c’è anche chi nella migliore delle tradizioni regala alla propria “metà” costosi gioielli.
Quello che emerge è naturalmente una condizione di grandissima solitudine; al punto da spingere uno dei possessori a sognare di poter unirsi al più presto in matrimonio con la propria bambola, anzi “Rebecca” come la chiama lui.
C’è spazio anche per alcune rappresentanti del “sesso debole”, fra le quali spicca una donna che possiede numerose bambole gonfiabili, ognuna delle quali – a sentire lei – rappresenterebbe una sua differente personalità.
La mostra ha generato anche un volume dal titolo omonimo e un sito, still-lovers.com, dove è possibile visionare alcuni degli scatti presenti nel libro.
Fedele a un neutro stile documentaristico, la ricerca fotografica della Dorfman non prende alcuna posizione ma su un forum, a commento del libro, si può trovare questa frase a favore delle “love dolls”: “Niente shopping, nessun mal di testa ma soprattuto… niente suocera!”

Alberto Forni Dispenser Radio 2

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